Esequie di don Remigio Fusi

 

Un sole accecante in un cielo terso, tipico dell’estate e del giorno dopo la pioggia, una luce particolare che ti avvolge e ti coinvolge nel pomeriggio di domenica 16 agosto 2015 in quel di Moncrivello (VC). In questo pomeriggio, il Santuario della Beata Vergine del Trompone, accoglie oltre ai fedeli pellegrini, molte persone accorse per partecipare, assistere e vivere il funerale di don Remigio Fusi. 

Circa lo spessore della figura carismatica di don Remigio, lasciamo ad altre persone più titolate, il prestigioso compito, a noi basta cercare di farvi “vivere” gli ultimi momenti che hanno scandito il saluto terreno a questo grande uomo e santo sacerdote.

Il presbiterio del Santuario, illuminato dai raggi del sole accecante, accoglie la bara di legno chiaro, sulla quale sono posizionate con preciso rispetto, la stola bianca, il calice, il  Vangelo aperto e la foto di un don Remigio sorridente e sereno. Di minuto in minuto, dalle 14,10, è un continuo ingresso in santuario di persone e di ammalati, i “suoi” ammalati. Un leggero gesto di saluto fra le persone che da tempo non si vedono, ma l’aria che si respira, non quella fisica, calda e soffocante della giornata agostana, ma quella cristiana, è intrisa di silenzio, di preghiera e di ricordi…. tanti ricordi. Quanti flash della vita delle persone presenti che, scovano nella memoria, i momenti di confessione, di dialogo, o, forse, solo di un  incontro degli occhi, sì, perchè con don Remigio, tante volte era sufficiente uno sguardo per “parlare” con lui. Ognuno dei presenti, nel tempo che separa dall’inizio delle esequie, mentre prega, saluta, accoglie gli ammalati, predispone le sedie, perchè i posti a sedere sono già esauriti da tempo, prende posizione per il servizio liturgico, siamo certi, esercita uno sforzo mentale per andare a rivivere, in modo quasi egoistico, i momenti personali trascorsi con don Remigio.

Mentre si canta “.. io credo nella Tua potenza, io credo che Tu sei speranza, credo che risorgerò con Te” entrano in processione i numerosi sacerdoti concelebranti, seguiti da don Janusz Malski, moderatore dei Silenziosi Operai della Croce, dal vescovo di Piacenza, mons. Gianni Ambrosio e dal presidente, S.E. il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo metropolita di Palermo, amico personale di don Remigio.

Il presbiterio circolare del Santuario è tutto occupato dai sacerdoti concelebranti, a quelli che hanno fatto ingresso in processione si sono aggiunti quelli più anziani, che erano già presenti in Santuario, don Remigio è ora circondato dai sacerdoti amici e conoscenti che partecipano alle sue esequie. Nelle letture proprie della XX Domenica ordinaria dell’anno, come precisa nell’omelia, il presidente, possiamo cogliere l’essenzialità del vissuto di don Remigio: dal libro dei Proverbi, della prima lettura, la sapienza invita ad andare da lei, soprattutto, gli inesperti, in modo da “andare diritti per la via dell’Intelligenza”; il salmo responsoriale è proprio un inno caro a don Remigio, “gustate e vedete com’è buono il Signore”, infine, San Paolo, nella lettera agli Efesini, ci esorta a fare molta attenzione al modo di vivere, non vivere da stolti ma da saggi, perchè i giorni sono cattivi. Dobbiamo essere ricolmi di Spirito Santo, per vivere gioiosi fra noi e “per rendere continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre”.  Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice alla folla “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Il cardinale Romeo ricorda nell’omelia, con un tratto delicato e puntuale, la figura amorevole e spirituale di don Remigio, che si è speso per l’opera dei Silenziosi Operai della Croce, affiancando inizialmente mons. Luigi Novarese e sorella Myriam, per poi proseguire nel suo prezioso apostolato a fianco degli ammalati, con innumerevoli viaggi a Lourdes, ed infine quale rettore del Santuario del Trompone e direttore della casa di Moncrivello, dove è sorta l’importante e funzionale struttura di accoglienza e di riabilitazione per persone in difficoltà.

Particolarmente partecipata la comunione, la fila delle persone che si accostano al Sacramento sembra non terminare, quasi a non voler concludere questo rito. Dopo un momento di silenzio intenso, don Giovanni, quale superiore della comunità locale, ringrazia i sacerdoti concelebranti, in particolare il presidente “don Paolo”, perchè così l’avrebbe chiamato don Remigio, il Vescovo di Piacenza, tutti i concelebranti, ricorda anche il cordoglio espresso dai cardinali Bertone e Versaldi e ringrazia tutte le persone presenti e quelle che hanno partecipato al lutto, in particolare i familiari di don Remigio e le autorità civili locali. Cede quindi la parola al vicario generale della diocesi di Vercelli, il quale, dopo aver espresso il saluto da parte del Vescovo titolare, dà lettura di uno scritto personale del vescovo emerito di Vercelli, dove si esprime viva simpatia e ringraziamento per la persona di don Remigio. Succede all’ambone, Resi Rizzini, delegata nazionale del Centro Volontari della Sofferenza, che portando il saluto di tutto il movimento sia nazionale, sia internazionale, instaura un piacevole, quanto vero “dialogo” con don Remigio, dove emergono i caratteri salienti della sua persona e del suo apostolato, ponendo in evidenza la forza ed il coraggio che sempre sapeva infondere in chi incontrava nella sua giornata.

Segue il saluto fraterno e filiale del moderatore don Janusz ed a conclusione del rito, il presidente asperge con l’acqua santa ed onora il corpo con l’incensazione. Quattro “lourdiani” della vecchia guardia portano in spalla don Remigio per l’ultima sua uscita dal Santuario: tante mani toccano ed accarezzano la bara e molte sono le lacrime che scendono sulle guance dei presenti. All’esterno tutti i concelebranti, attorniano don Remigio, per impartigli, guidati dal cardinale Romeo, la benedizione conclusiva.

Molte sono le persone, anche ammalate, che vogliono accompagnare don Remigio al cimitero di Moncrivello, dove lui ha scelto di dimorare definitivamente e dove il parroco gli ha concesso di essere sepolto nella cappella dei parroci del luogo. Anche il pullman dei lourdiani bresciani lo accompagna al caposanto. Intensa e sentita la preghiera del parroco di Moncrivello, dove ringrazia don Giovanni e don Janusz dell’aver fatto dono della figura di questo sacerdote, suo confidente personale, ed al termine della stessa chiede a tutti i sacerdoti presenti di aspergere singolarmente il corpo di don Remigio. Un breve tragitto silenzioso ci accompagna alla cappella che darà accoglienza al suo corpo e, prima della tumulazione nel loculo, viene intonato dai sacerdoti il “laetare”.

Per chi lo desidera c’è l’ultimo saluto con la bara deposta nel loculo, mentre scorgiamo deposto all’ingresso della cappella, la lapide già composta da applicare, dove, oltre alla foto, è riportato “don Remigio Fusi   Silenzioso Operaio della Croce  8-9-1929 / 13-8-2015″. I lourdiani bresciani non vogliono andar via senza avergli dedicato o forse cantato con lui, “Grazie, mamma”, quella canzone che lui stesso intonava sempre all’inizio degli incontri serali del personale a Lourdes.

Con le lacrime che ci riempiono gli occhi, ci salutiamo, nella consapevolezza di aver accompagnato nel suo ultimo cammino terreno una grande persona, un grande padre spirituale, un grande apostolo degli ammalati, un grande operatore di pace, un grande amico…. ci dirigiamo all’uscita del cimitero, ma nessuno ha voglia di parlare…… siamo tutti assorti nei nostri ricordi, perchè ognuno di noi ha lasciato una parte di sè in quel loculo, nella certezza dell’immancabile vicinanza nella nostra vita di don Remigio, che ora vive nell’Eternità.

 Per il CVS di Brescia,

Stefano Cioli e Sergio Caprioli

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